Formula1: dai Circuiti cittadini agli Autodromi

La Formula 1 venne creata nel 1946 dalla Commissione Sportiva Internazionale (CSI) antenata dalla FIA odierna  come la classe più alta di corse automobilistiche mondiale. All'inizio era soprannominata come Formula A (denominazione usata attualmente per la categoria più alta del karting)  ma dopo appena due anni prese il nome di Campionato Mondiale come lo conosciamo oggi. L'idea di organizzare un campionato mondiale piloti venne formalizzata nel 1947,  ma già nel 1939 la vecchia Federazione l’aveva ideata per gli anni futuri; la Seconda Guerra Mondiale, come sappiamo, interruppe questo rivoluzionario progetto. Lo scoppio del conflitto bloccò temporaneamente tutti i programmi.


Negli anni '30 il regolamento per le vetture da Grand Prix era invece basato sul peso massimo della vettura, fissato a 750 kg: non c'erano limiti per quanto riguardava la cilindrata o il tipo di motore. Si sfidavano, dunque, vetture con motori potentissimi, come nel 1936: propulsori di 3.8 litri (Alfa Romeo), di 5.6 litri a V12 (Mercedes) e infine quelli di 6.0 litri della Auto Union. Nel 1938 la cilindrata venne limitata a 3.0 litri. Venne però istituita anche la categoria "vetturette" con motore 1,5 litri sovralimentato. Tra queste c'era l'Alfa Romeo 158 che dominerà la scena sino al 1951.


Il nuovo regolamento del 1946 prevedeva un nuovo equilibrio per le vetture tra i motori supercompressi e aspirati: furono ammessi i tipi di motore aspirato da 4.5 litri e quello supercompresso da 1.5 litri delle "Voiturette" d'anteguerra. La prima corsa con questi nuovi regolamenti si disputò in Italia, e precisamente a Torino l'1 settembre del 1946, il Gran Premio di Torino, articolato sul Circuito del Valentino (il nome è preso dal Parco del Valentino, dove le vetture correvano sui viali adiacenti al Borgo Medioevale),  e venne vinta da Achille Varzi alla guida di una Alfa Romeo 158 detta Alfetta, anche se in realtà le macchine non avevano subito grandi cambiamenti da quelle che avevano corso le stagioni precedenti. Quella di Varzi era stata progettata e costruita prima della guerra.


I Campionati per i Piloti e quello per i Costruttori non vennero immediatamente reintrodotti. Nei primi anni si disputavano circa 20 corse, tenute in Europa dalla tarda primavera ai primi di autunno, e l'esempio del circuito cittadino di Torino venne seguito immediatamente, oltre che in Inghilterra, da Milano, Bari, Sanremo, Pescara, Siracusa, Napoli e Modena in Italia; da Nizza, Marsiglia, Albi, Pau, Comminges e Parigi in Francia e, infine, dal circuito di Chimay in Belgio, dove aveva luogo il Grand Prix des Frontieres.

 

In particolare il circuito cittadino di Ospedaletti, che ospitò dal 1948 al 1951 il Gran Premio di Sanremo per vetture di Formula 1 e in seguito per altri tipi di vetture, fu l'ultimo dei circuiti stradali cittadini di quel periodo a chiudere i battenti nel 1972. Le vetture più competitive venivano dall'Italia, in particolare l'Alfa Romeo. Nel periodo 1946–1949 si assisteva al tramonto della carriera dei vecchi piloti anteguerra come lo stesso Varzi, Jean-Pierre Wimille e Tazio Nuvolari (ph), mentre piloti come Ascari e Fangio iniziavano a farsi notare. Un particolare non da poco,visto che ad una ventina di km sorgeva - e, come sappiamo, ancora oggi vive di una luce particolare e di un glamour unico - il tracciato del Circuito di Montecarlo. Un vero e proprio specchio dei tempi che furono: monoposto velocissime affrontano oggi come allora curve strette e salite e cambi di pendenza che esaltano il gusto della guida degli odierni piloti. Non è azzardato quindi definire il Circuito di Ospedaletti come parte integrante della storia della Formula 1.


Con il passare degli anni, auto sempre più performanti e veloci portarono alla nascita degli autodromi. Poiché non tutti i circuiti cittadini riuscivano a stare al passo con la sicurezza, o meglio la folla e gli spettatori in generale ammassati a migliaia ad assistere ad eventi di questo genere crearono non pochi problemi agli organizzatori che spesso dovevano confrontarsi con eventi luttuosi. Un esempio lampante fu la sospensione della Mille Miglia nel 1957 dopo che la Ferrari del pilota  portoghese De Portago causò la morte di nove spettatori.


In nome della sicurezza si fece un passo indietro. Attualmente, come detto, permane il circuito di  Montecarlo e i nuovi percorsi  scelti per i campionati emergenti (vedi la Formula E) stanno riportando in auge i circuiti cittadini: ancora oggi il fascino di queste corse rimane immutato. (8 ott./Nicolas Rettagliati - ph dalla rete)