In memoria di Valter Leverone

Valter LeveroneUna decina di rally disputati come pilota all’inizio  degli anni  settanta e un paio di stagioni agonistiche come direttore sportivo, prima di iniziare  le collaborazioni giornalistiche con il quotidiano genovese Il Lavoro nel settore delle competizioni automobilistiche su strada. Giornalista pubblicista dal 1979, il sessantaduenne genovese Valter Leverone ha ereditato dal padre Adolfo, veloce tassista dell’entroterra ligure, la grande passione per i motori. Nel 1981 inizia a collaborare, sempre nel settore rally, con la Gazzetta dello Sport seguendo gare tricolori, europee e mondiali sino al 1983. Nel frattempo lascia Il Lavoro per approdare alla redazione sportiva de Il Secolo XIX, su invito del responsabile Piero Sessarego. Nel 1982 inizia la collaborazione con il settimanale Autosprint per il quale, insieme con il mensile Rallysprint, segue attualmente le gare di zona. Una breve parentesi nel mondo del calcio a cavallo degli anni novanta, come corrispondente del giornale svizzero Gazzetta Ticinese, e successivo ritorno al motorismo. Insieme al collega Emilio Burlando ha curato gli uffici stampa di alcune edizioni del Rally della Lanterna, Rally Valli del Bormida, Formula Challenge Arma di Taggia e Gran Premio Città di Genova di karting. Nella scorsa stagione ha curato la comunicazione del team genovese University Motors ed ha rinsaldato la felice collaborazione con l’amico Emilio Burlando nella speranza di poter aiutare, attraverso questo sito, la crescita divulgativa di questo splendido  mondo dei motori.

Ciao, maestro!

   Ciao, maestro! Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Giorno più giorno meno, circa trentanni fa, in uno di quei sontuosi incontri a Terrazza Martini con l’allora formidabile squadra corse della Lancia. Eravamo i soli, all’epoca, a scrivere di automobilismo sportivo in una Genova che già allora giornalisticamente viveva di calcio, pallanuoto, basket, atletica, ciclismo e di altri sport vari e che guardava con diffidenza quelli che, correndo in macchina, producevano solo rumore ed inquinamento. Ma la nostra passione era tanta che raccogliemmo la sfida decidendo di continuare a dare voce a coloro che, con le loro prestazioni, ci regalavano sensazioni bellissime. Penso che la nostra amicizia – la cosa migliore che mi hanno regalato trentanni di professione giornalistica – sia nata proprio così, alimentata dalla nostra maledetta passionaccia, e si sia cimentata nel tempo con tutte le esperienze, anche non professionali, che abbiamo condiviso.

   Ciao, maestro! Certo che di cose insieme ne abbiamo fatte davvero tante. Quanti rally abbiamo seguito insieme? Sicuramente centinaia. E quanti uffici stampa abbiamo curato? I primi rally della Lanterna, i gp genovesi di karting, i formula rally di Arma di Taggia e il rally Valli del Bormida, nostro fiore all’occhiello, al quale ci siamo sempre dedicati in maniera particolare, perchè entrambi avevamo la sensazione di lavorare per un gruppo che era – ed è tuttora - simile a noi, amava la sfida per pura passione. E questo portale? Io l’ho buttato giù in maniera amatoriale e tu sei stato subito pronto a buttartici dentro con l’entusiasmo per le novità, tipico della tua persona, e ad animarlo e promuoverlo. Anche questa, se vogliamo, è stata una sfida…

   Ciao, maestro! Arrabbiati quanto vuoi ma io continuo a chiamarti così. E’ vero, un po’ ti sfottevo bonariamente ma un fondo di verità c’era: qualcosa mi insegnavi, sempre. Non come un docente quanto piuttosto come un fratello maggiore. Sempre pronto a ragionare, a confrontarsi e a consigliarti nella maniera più opportuna. Ripercorro tutto il tempo che abbiamo trascorso e mi rendo conto che, tra noi, non c’è mai stato un diverbio, un minimo dissidio che potesse in qualche modo urtare la nostra amicizia. Eppure di verità, anche scomode, ce ne siamo dette tante, sempre con franchezza e guardandoci negli occhi. Ma l’abbiamo sempre accettate reciprocamente, perché sapevamo che erano sincere e che venivano dal profondo di noi stessi.

   Ciao, maestro! E ora con chi mi guardo dentro? Con chi confronto i miei pensieri? Con chi condivido le mie sensazioni? Con chi interpreto uno sguardo? Con chi valuto i tempi delle prove speciali? Con chi realizzo le opportunità dei vari piloti? Mi guardo intorno e mi rendo conto che la distanza tra Genova e il Brasile è irrisoria in confronto a quella che già ci separa da qualche giorno. Avevi un sogno, eri arrivato ad un passo dal realizzarlo: un destino davvero beffardo te lo ha infranto in un attimo. Da amico, spero solo che, almeno nella tua nuova vita, tu possa ricrearlo e, meritatamente, godertelo.

   Ciao, maestro! Ciao per sempre! Emy

Valter, Villa, Barchi, Noberasco 

Valter, nel 2000, a sinistra con Villa, Barchi e Noberasco.

 Valter pilota

Valter, nel 2005, in versione pilota.

Valter al lavoro 

Valter, nel 2005, seminascosto al lavoro.

Il ricordo degli amici

   Gabriele Noberasco - Caro Emilio, ci sono rimasto male, non sapevo che fosse andato in Brasile e qualche dubbio di un cambiamento l'avevo avuto quando non l'ho sentito l'anno scorso dopo il San Remo storico, lui che aveva con me sempre "penato" per la pochezza dei miei risultati in una gara che entrambi amavamo moltissimo. L'orologio gira ed ogni tanto si perdono dei pezzi del tuo vissuto, è inquietante perché sei spesso, come in questo caso, preso alla sprovvista, con Walter come ben sai ho avuto un rapporto speciale, la Genevosità, il piacere di poter essere una alternativa nello scrivere del forte pilota Genovese con una alternativa dislocata nel ponente gli è molto piaciuta ed io ne ho spesso goduto. Oggi ho incontrato a Ginevra un po’ di persone del nostro ambiente: Cavicchi, Berro, Dell'Erba, tutti lo sapevano e tutti hanno commentato con sorpresa la notizia. Un abbraccio. Gabriele Noberasco (4 mar.)

   Gianni Cogni - “Valter Leverone da York”: chiudeva così nel 1982 i suoi pezzi che dettava al giornale dal Rac Rally mondiale via telefono, come allora si usava (oddio, quanto tempo è passato, come tanto è cambiato!). Per me è sempre rimasto ‘Valter Leverone da York’. Così non mancavo mai di salutarlo ad ogni incontro in questi 25 anni di una conoscenza che ho l’orgoglio di chiamare amicizia. Allora lui era il già ben noto Valter Leverone, giornalista vero - anche se non il suo unico impegno - ed appassionato genuino, capace sempre di dare un’occhiata anche ben più in basso del podio, dove si trova la linfa vitale dello sport che amava, e che aveva la voglia e la forza di non lasciare in un angolo come tanti altri. Un ruolo, il giornalista part-time, ed una predisposizione mentale che condividevo e che mi ha aiutato a rafforzare. In quel lontano 1982 io ero solo alle prime armi, al debutto assoluto fuori d’Italia e per di più in una gara mondiale che ricorderò sempre per tre cose. Il verde infinito dell’Inghilterra con gli scoiattoli che guizzavano persino all’interno dell’albergo. L’emozione di parlare con i miei idoli, ad iniziare da Toivonen ed Alen. L’affettuosa attenzione di Valter, come sempre attento a chi si trovava in difficoltà – e io lo ero – che mi aiutato a superare quel battesimo del fuoco. Tante gare da colleghi, tante discussioni da appassionati di rally e da amici (ah, le ‘risse’ su quel suo basilico di Genova a suo dire impareggiabile per il pesto!), anche se le occasioni di essere insieme si sono fatte via via più rade. Sino allo scorso Rally della Lanterna quando mi ha comunicato la sua scelta di vita: addio all’Italia per andarsene in Brasile. In fondo il nostro addio è stato allora, sul lungomare di Genova. Anche se solo adesso mi devo arrendere al fatto che è stato veramente un addio. Che mi riempie di tristezza. Grazie Valter. Grazie di tutto. Gianni Cogni (4 mar.)

   Fulvio Solms - Gran brutta mail, di quelle che non si dovrebbero mai ricevere. Ma ti ringrazio di avermi informato. E' un grande dolore per me, perché gli volevo bene anche se non ci vedevamo, davvero, da anni. I contatti telefonici erano tornati a farsi regolari con l'operazione al cuore e poi con il suo trasferimento in Brasile. Quelli che muoiono son sempre buoni belli e bravi. Beh, Walter buono lo era davvero, profondamente. Spero che abbia conosciuto in questi ultimi mesi, lì in Brasile, schegge di felicità. Era il minimo che meritasse. Lo porterò nei miei ricordi e spero che l'attività motoristica ligure riesca a tenere vivo il suo nome. Io, se me ne darai l'occasione, farò la mia parte. Un abbraccio, Fulvio Solms (4 mar.)

   Roberto Barchi - Se ne è andato in punta di piedi, come in punta di piedi arrivava a fine prova con il suo taccuino. Lui, sempre modesto, mai in cerca di protagonismo, nonostante la sua esperienza e le testate che rappresentava, ma sincero nei commenti, ti metteva a tuo agio anche quando i tempi non arrivavano.E' ancora fresco il ricordo di quando veniva lì da me, dal finestrino e mi guardava stando zitto: io cercavo il suo sguardo e già capivo se mi doveva fare i complimenti o se mi doveva rimproverare. Mi ha sempre seguito con affetto e simpatia fin da quando ho iniziato come copilota, dispensandomi consigli e a volte qualche tirata d'orecchie, poi quando sono passato alla guida e ho colto un risultato importante al Bobbio di qualche anno fa mi dedicò un articolo intitolandolo "L'eroe della giornata". Sappi, caro Valter, che quell'articolo lo conserverò con cura in ricordo della nostra grande amicizia e stima reciproca, mai venuta meno, neppure quando ti ho venduto quella Stilo di un verde inguardabile che si rompeva sempre! Mi mancherai, non sai quanto. Roberto Barchi (4 mar.)

    Stefano Romeo - Ciao Emilio, ho saputo sabato della scomparsa di Valter entrando in sala stampa a Celle dove Mauro mi ha comunicato la tragica notizia. E' stato come un pugno nello stomaco, le ultime notizie che avevo avuto sulla salute di Valter mi erano parse confortanti, ma evidentemente la realtà era ben diversa. Ci ha lasciato un amico - perché tale lo poteva considerare chiunque lo avesse soltanto conosciuto - un uomo che ha condiviso da sempre la nostra stessa passione con la serietà e l'impegno che lo ha reso insostituibile. Purtroppo ora non c'è più, le gare si ripeteranno, si andrà avanti lo stesso, lo si ricorderà con qualche trofeo o iniziativa - lodevole ed importante per perpetrarne la memoria - ma per te so che i rallyes non saranno più gli stessi perché il tuo caro amico non sarà più al tuo fianco. Ti sono vicino. Stefano. (4 mar.)

   Raffaele Caliro - Ciao Emilio, purtroppo ho saputo mentre ero alle verifiche di Celle Ligure: cosa devo dire, scioccato! Lo dimostra  il fatto che uno dei primi inviti alla cena di gennaio della mia scuderia era per lui, poi da morazzano ho saputo che non era più in Italia, ti basti questo! Per me una perdita grande: ricordo con lui i miei sfoghi, agli inizi della mia carriera, ed anche i consigli che bonariamente mi dava. Per me ha fatto tanto, come te e Cesare Rosso, gente che all'inizio, senza esserlo, mi fece diventare personaggio! Ho perso un grande amico. Ciao. Raffaele Caliro (4 mar.)

   Claudio Morazzano - Un comunicato da parte di Mauro Allemani (ufficio stampa Rally della Riviera) e sono venuto a conoscenza della scomparsa di una persona speciale: Valter Leverone. A volte un po’ burbero e un po’ critico, sempre arguto, ironico e soprattutto leale. Un maestro in tutto. Ogni qualvolta che desideravi avere un consiglio, non facevi in tempo ad esporgli il problema, lui te lo aveva risolto e concludeva il tutto con una battuta ironica. Ricordo ancora come fosse ieri, eravamo all’ultimo Rally della Valpolcevera a luglio, si stava riprendendo dopo il delicato intervento chirurgico al cuore ed era felice di andare in pianta quasi stabile in Brasile. Mi parlava di luoghi insoliti ideali e tranquilli per godersi una pensione consona al suo modo di vivere e che sarebbe tornato a Genova, magari due volte l’anno per ritrovare i suoi amici, la sua amata sorella e la “vecchia” Alfa Romeo GTV. Gli dissi che aveva due grossi difetti: essere sampdoriano e circolare con quel catorcio. Il destino, purtroppo molto spesso, a volte non la pensa come noi e così oggi sto scrivendo queste confuse righe. Confuse perché tutto questo non mi sembra giusto. Speravo di ritrovarti ancora in prima linea ai riordini dove il tuo modo di sgattaiolare tra driver più o meno noti e co-driver a volte sconosciuti, di rivolgere tecniche e argute domande che riuscivi a farti rispondere anche da parte di chi non ne aveva assolutamente voglia. La notizia è stata improvvisa, alcuni lo sapevano e forse hanno fatto bene a non dire nulla. E’ tutto molto triste e assurdo, ma voglio ricordarti col tuo passo non certo felino e il sorriso aperto che veniva dal cuore. Ciao maestro, questa è l’unica volta che purtroppo non riesci a mandarmi a quel paese, mi dispiace moltissimo. Claudio Morazzano (4 mar.)

   Alessandro Bugelli - Ciao Emilio, ho saputo di questa brutta notizia. Tra i colleghi Walter era di quelli (pochi) che faceva sempre molto piacere incontrare. Non sapevo che fosse gravemente ammalato. Incontrai al Motor Show Claudio Vallino che mi disse appunto di Walter che era in Brasile ma non mi disse altro. Buge (4 mar.)

   Sandro Campora - Ti ringrazio per avermi messo al corrente, avevo visto l'annuncio sul Secolo. Ciao. Sandro Campora (4 mar.)

   Tommaso M. Valinotti - Con Valter Leverone parlavamo di donne. Da single, quali geneticamente eravamo, si parlava delle nostre storie e di quanto ci aiutassero nella difficile lotta per la sopravvivenza le compagne che temporaneamente accettavano di effettuare un percorso al nostro fianco. Un discorso molto sereno il nostro, che ammetteva le nostre difficoltà ad avere qualcuno che accettasse le nostre stranezze ed i nostri ritmi di vita. Io ho un figlio, Valter l’aveva trovato in Giovanni, il figlio di una donna che per un certo periodo ha accettato di compiere un tortuoso tratto di strada al suo fianco nei tortuosi carugi genovesi. Entrambi trovavamo energia e vigore da queste relazioni e dal poter stare con i nostri figli, cui facevamo scorrere sottobanco un premio o una giornata insieme che le loro madri mal accettavamo. Entrambi non vedevamo l’ora di partecipare al Sestrierestorico, come piloti o navigatori di questi figli, per condividere due giorni di litigi, prese in giro e sfuriate che avrebbero poi riempito di ricordi le nostre giornate solitarie per un anno a venire, ben consapevoli che i ragazzi sarebbero cresciuti di una spanna e sarebbe stato difficile convincerli ad una nuova avventura insieme che avrebbe elettrizzato molto più noi che loro. Eravamo coscienti che presto e sempre più si sarebbero staccati da noi, come avevano fatto le loro madri, quasi sempre per colpa nostra. Ci incontravamo poco, ma due volte l’anno ci ritrovavamo alle riunioni dell’Unione Italiana Giornalisti dell’Auto. Se eravamo in compagnia delle nostre rispettive compagne erano tre giorni di risate e scherzi, magari cercando di fare un minimo attenzione alla dieta. Tornati ad essere soli cercavamo di stare fuori dal branco e ci chiedevamo come andava, se sentivamo ancora “lei” e se c’erano prospettive nella nostra vita. Le ultime due donne importanti per Valter sono sudamericane. Mi ricordo quando mi parlò per la prima volta di come si sentisse ringiovanito a pedalare in bicicletta con la sua compagna nell’aria fine di Quito nelle Equador, cancellando così i suoi problemi cardiaci, e con quale entusiasmo un anno fa, l’ultima volta che ci siamo incontrati, mi ha parlato della sua nuova prospettiva di vita in Brasile, accanto ad una nuova compagna. Per farci incontrare un’ultima volta si sono messi di mezzo due amici: Emilio (per lui), e Sergio (per me). Da anni dovevamo effettuare una cena ad acciughe a casa sua. Ed io, indolente come non mai, rimandavo e rimandavo da tempo immemore. Ma Sergio aveva stabilito la data ed Emilio ha preso in mano la situazione organizzando l’incontro e la serata, mentre Valter ha cucinato da par suo. A Genova, a casa di Valter, c’è stata un’acciugata di quelle storiche, con l’arrivo di mio figlio che si era auto invitato ed io e lui che ringraziavamo le nostre rispettive “badanti” per averci fatto incontrare. Nonostante fossimo in sei, io mi sentivo come quando stavamo effettuando un test in macchina, io lui soli, con l’acceleratore a manetta, prima che i limiti di velocità rendessero tutto più difficile. Emilio e Sergio ad insistere che era stata una bella serata, che l’avremmo dovuta rifare. Valter con in testa il Brasile ed io la mia pigrizia a nicchiare. Sono passati nove mesi da quel giorno e sabato mattina, mentre ero in macchina con Sergio, vedendo il mare di Savona ho esclamato guasconamente: “Valter deve invitarci presto per un’altra acciugata, mica penserà di scamparla così”. Sono passate solo un paio di ore e la notizia che Valter non c’era più ci ha lasciato sgomenti, con il puzzle della mia solitudine un po’ più vuoto. Niente più acciugata, niente più parlare di donne, niente più crearci vicendevolmente una speranza di essere meno soli nel cammino di domani. Grazie Valter, siamo stati due amici lontani, ma siamo stati amici. E questo è ciò che conta. Tommaso (5 mar.)

   Silvano Parodi - Ciao Emilio! Con Valter ci siamo conosciuti su una speciale del Coppa Riviera di Ponente a Torriglia almeno quarant’anni fa . Mi ricordo di aver trascorso con lui tutta la giornata e da lì siamo diventati amici, legati dalla stessa passione per i motori. Quando poi, con il Ferrari Club Mignanego, organizzavamo qualche cena con antipasto su quattro ruote era sempre il primo ad iscriversi. Insieme ci siamo sempre divertiti tantissimo. Nel corso degli anni abbiamo continuato a vederci spesso sia alle gare che presso alcuni nostri amici mobilieri per via del suo lavoro. Quando poi sono diventato organizzatore Valter mi ha sempre dato ottimi consigli, senza peli sulla lingua, come è giusto che sia tra veri amici. Mi mancherà moltissimo. Grazie Emilio per aver aperto il sito a tutti gli amici di Valter. Silvano Parodi (5 mar.)

   Roberto Valentini - Oltre che collega da vent'anni, per me sei stato un grande amico. Non dimenticherò mai quando, nel 1981, nel Rally Ruota d'Oro, mi seguisti per tutta la notte aspettandomi alla fine delle prove speciali per passarmi i tempi dei miei avversari. Era bello discorrere con te della specialità che tanto amiamo. Un abbraccio anche da Gian dell'Erba. Roberto Valentini (5 mar.)

   Erminia Corbi - Ciao Emilio, non so se ti ricordi di me, sono Erminia, facevo da navigatrice a Vallino. Ho saputo la notizia da un sms proprio di Vallino, mi è dispiaciuto tanto sapere che proprio quando aveva raggiunto il sogno della vita, la vita non è stata generosa con lui. Non sono molto brava nei pensieri, però me lo ricordo come una persona simpatica, affabile, con la quale era semplice parlare ed anche come un bravissimo cuoco, qualche volta eravamo andati a cena da lui, a Genova, ed aveva sempre delle sorprese culinarie. Pur non avendo uno strettissimo rapporto di amicizia, il pensiero della sua non presenza su questa terra mi lascia amarezza, però confido che lui stia benissimo dove si trova ora. L'occasione non è bella, ma ti auguro ogni bene nella tua vita e nel tuo lavoro. Un saluto. Erminia (6 mar.)

   Sergio Zaffiro - Quando ti arriva la notizia che un amico non c'è più sono tanti i pensieri che ti passano per la testa. Quando al Rally di Celle è giunta la notizia che Valter Leverone era morto sconfitto da un tumore maligno mi sono tornati alla mente i miei primi passi in questo ambiente. Era il lontano (non ricordo) quando ero un giovane appassionato che si affacciava a questo mondo e tra le prime persone che ho conosciuto c'era Valter Leverone (collaboratore di quotidiani e settimanali di primaria importanza) che con la sua disponibilità e simpatia mi ha insegnato i segreti questo mondo. Negli ultimi anni Valter ha ridotto i suoi impegni e le occasioni per incontrarci si sono diradate, ma l'amicizia e la stima per l'uomo sono rimaste le stesse. Dopo una vita di lavoro aveva deciso di trasferirsi in Brasile e chi gli ha voluto bene ha augurato a "Valterone" di realizzare il suo desiderio. Con le lacrime agli occhi ripenso a quella serata di settembre quando, a pochi giorni dalla partenza per il Brasile, Walter mi ha invitato, insieme ad altri amici,  a mangiare le alici a casa sua a Genova. "La cena delle alici" rimarrà nel mio cuore per sempre,  ti ricorderò sempre con grande affetto. Ciao Valter. Sergio Zaffiro (6 mar.)

   Gino Bruni - Ho atteso tanti giorni prima di scrivere perché sono rimasto davvero intristito per la scomparsa di Walter Leverone. Ho ricordi di tanti rally e notti insonni trascorse assieme. Un viaggio fatto assieme mi è tornato però alla memoria e voglio ricordarlo. Era una delle prime edizioni del rally della Lanterna e Walter ed io siamo andati al Rally di Varese per fare una presentazione ai colleghi e ai piloti che erano presenti. Partiti nel tardo pomeriggio siamo arrivati parlando sempre di rally. … ti ricordi delle gare sulla  pista di Quota Mille e del vecchio rally di Torriglia… Ecco Walter io voglio ricordarti così con quella grande passione che  ci ha si portati alcune volte a vedere i fatti con luce diversa ma sempre con quella schiettezza che ti ha sempre contraddistinto. Poi la mente va all’ultimo Lanterna, l’edizione 2007,  quando siamo stati assieme al parco assistenza e poi siamo tornati in sala stampa. Camminavi a fatica e ci siamo seduti per alcuni minuti su di una panchina nel quartiere della Fiera del Mare. Mi ha raccontato che presto saresti andato in Brasile. Nel mio computer c’è ancora la fotografia della spiaggia che mi hai inviato via e mail. Era un tuo momento felice e ora la tengo come un caro ricordo. Ciao Walter ti ricordi quando mi hai rimproverato perche in alcuni ritagli stampa non aveva scritto la data di uscita. Adesso dove sei troverai, senza dubbio, altri appassionati per continuare assieme quelle eterne discussioni… la macchina va davvero forte ma è il pilota che non è in grado di farla andare… Ciao Walter . Grazie per tutto quello che mi hai insegnato. Gino Bruni (9 mar.)

   Giuseppe Siri (Commissario Sportivo Regionale) - Ciao Walter , ti ricordo ai vari riordini e parchi assistenza a chiedere tutte le informazioni possibili ai piloti che transitavano, i tuoi pezzi facevano intuire l'uomo che correva, i suoi sentimenti. Non ti avevo visto all'ultima gara dello scorso anno in quel di Genova, ma quando mi avevano detto che eri in pensione in Brasile mi é passato per la mente, ultimi anni tranquilli in un posto stupendo, peccato che fossero solo gli ultimi giorni. Addio, rimarrà sempre questo caro ricordo in me. Giuseppe Siri (18 mar.)

   Silvano Chiesa . Caro Walter , non puoi immaginare la tristezza apprendendo la notizia. Mi sei apparso in un attimo come in una fotografia riandando ai tanti anni di conoscenza e tanta amicizia rivedendoTi nelle serate (e nottate) trascorse con Cesare, Aldo, Emilio e Luisella per la messa a punto delle "Colombiadi del Volante" che tanto successo hanno avuto tra i colleghi amici giornalisti e l'impegno che Tu, in modo particolare, avevi profuso nella ricerca di sponsor e omaggi per arricchire il monte-premi. Sono stati anni che ci hanno dato tante soddisfazioni ed hanno cementato la nostra amicizia anche sui campi di gara, quando svolgendo il tuo lavoro (ancora senza la barba) Ti presentavi in Direzione Gara in punta di piedi senza disturbare, per conoscere i motivi o le problematiche che magari avevano costretto il ritiro e il ritardo di qualche concorrente. In altri casi eri Tu stesso a fornirmi le notizie attraverso le segnalazioni che, in alcuni casi, ricevevi prima di noi attraverso la telefonata del concorrente stesso. Mi ha fatto infine grande piacere, recentemente, alla presentazione del Rally della Lanterna dove il Tuo ricordo è avvenuto ancor prima della descrizione del programma della manifestazione. L'applauso sincero dei presenti lo avrai forse udito anche Tu in cielo appollaiato in una nuvoletta non azzurra ma assolutamente blucerchiata. Ciao Walter . Silvano Chiesa (20 mar).